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Archivio Aprile 2007

Quando i miti crollano

di iguanatopn (28/04/2007 - 23:47)

Stavo riordinando i dischi di casa, e mi è ricapitato tra le mani l'ultima fatica (???) degli Almamegretta. Diciamocelo: scusate lo scarso tatto, ma quelli di loro rimasti girano con una mano sulle pudenda per allontanare le sfighe che li perseguitano. Raiz ha mollato da tempo. D-Rad, poverino, campiona ed effetta vinili sui dancefloor del Signore. Gennaro T fa quello che può, ma non può certo attrezzarsi per i miracoli.
Quello che l'Anima Migrante ha rappresentato per la musica italiana non è riassumibile. Hanno cambiato il senso di 'genere', hanno dimostrato che anche degli sconosciuti italiani possono coinvolgere mostruosi artisti stranieri, da Laswell ai Massive Attack, hanno costruito una musica 'loro'. Roba da altro pianeta.
Poi, però.
Già Sciuoglie e cane era orrendo.
Ma ora.
Dubfellas.
Ma che cos'è???
Un blob informe dub - quella roba fighissima giamaicana, reggae risuonato con elettronica pietosa tribale e scurissimo - che non diventa mai qualcosa. Mancano melodie. Mancano suoni precisi. Manca ritmo. Manca tiro. Mancano idee, cazzus. C'è solo un magma di reverbero e delay (tipo Wojitila, per capirsi), da cui non esce nulla.
Ok, anche i Clash pubblicarono inopinatamente Cut the crap. Anche Phil Collins continua a fare dischi. Lo stesso Raiz ha fatto un disco solista in cui sembra la risposta virile a Mango (ma il nuovo in uscita dicono che sarà un'altra storia - di Raiz, intendo, ovvio).
Ma loro. LORO.
Non dicano di non aver ricevuto segnali divini.
Pietà, basta. Facciamo finta che 'sta roba non sia esistita e torniamo a Sanacore.

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I mostri sacri

di iguanatopn (27/04/2007 - 17:20)

 

Oggi spariamo a un mostro sacro.

Che poi a me Iggy Pop piace. È un tipo con cui chiunque passerebbe volentieri una serata a sparar cagate, dai, il dialogo con Tom Waits in Coffee and Cigarettes di Jim Jarmush è meraviglioso; dal vivo è sull'anzianotto, ma riesci ancora a saltare e urlare per due ore buone senza fare una piega, che se lo faccio io che ho metà dei suoi anni stramazzo al suolo dopo un quarto d'ora. Inoltre ci ha regalato il punk quando ancora non c'era, quindi come direbbe Ziliani nelle sue epiche pagelle: chapeaux!

Ma.
Più che con lui, che poi se lo chiamano l'Iguana non può che starmi simpatico, me la prendo con i suoi discografici.
Tutti i grandissimi hanno iniziato a suonare con qualcun'altro. Magari producendo roba orrenda. Di sicuro, più che magari. Ecco. Lui pure. Si chiamavano The Iguanas, e Iggy era il batterista (!!!). Ora, ho capito che Iggy poi è diventato quello che è. Ma se le loro registrazioni erano l'antimusica, dico io, PERCHE' LE PUBBLICHI! Che colpa ne ho io (e in fondo lui), se hanno inciso delle merde sovrannaturali? Jumpin with ne è l'esempio totale, e un po' di gonzi ci sono caduti acquistando il disco e immaginando già che la voce di Iggy usciva rancida dalle casse.
Non è che il mondo è sovrappopolato di collezionisti sordi che comprerebbero anche un disco di scurreggi di Iggy solo perché in copertina c'è scritto il suo nome. Eppure così pare.
Pigliamo lui, o quello che ne era di lui a metà anni '60, per stigmatizzare un paradigma classico: raschiamo il fondo del barile su cui è inchiodata una placca d'argento con inciso un nome altisonante. In fondo non vendo dischi di giovini emergenti, allora ripesco il laidume avanzato. Wow. Il Lidl della musica, proprio.

Verrebbe da fare come fece lui stesso, Iggy, quando durante un'intervista un giornalista gli chiese candido: 'Iggy, ma come mai visto quello che suoni non ti sei chiamato IGGY ROCK?'.
Caricò.
Gli sgraccò in faccia.
E se ne andò in silenzio.

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Mi sono sempre chiesto

di iguanatopn (26/04/2007 - 20:12)

 

Ma i blog: acheccazz' servono? A far leggere all'enorme altro quanto siamo bravi a scrivere? Eh bon, alleniamo la scrittura. Giusto perché già scrivo di lavoro allora continuiamo a farlo anche durante il cazzeggio spietato.
Che poi sarei a lavoro, ma chissenefrega, no?
Ok.
Mi occupo di musica.
Scrivo di musica. Non 'scrivo musica', 'scrivo DI musica', ben diverso. Valuto quella degli altri, perché della mia non gliene è mai sbattuto a nessuno. E quindi, opplà, dall'altra parte della barricata. Che poi c'è così tanta roba che fa schifo sui dischetti iridescenti! Ma tanta proprio eh! Non avete idea di cosa contenga uno scaffale di una redazione di una rivista di musica! Roba che se ne vergognerebbe un pittore sordo, di averla fatta! E invece.
Quasi quasi tengo un diario: facciamo così, vi segnalo i dischi più COMICAMENTE BRUTTI che passano da queste scrivanie. Le stroncature che non ho tempo/voglia/spazio di pubblicare sul giornale. Le metto qui, e mi diverto un po'. Magari vi scannerizzo pure la copertina. Così alleno la penna.

Il primo che mi è capitato per le mani è semplice un reperto da coroner: FALCO. Ve lo ricordate? Quell'idiota austriaco che, pace all'anima sua, si spetasciò con la moto all'apice della celebrità. Pezzoni, eh, tipo "Der Kommissar" o "Vienna calling". Dovete sapere che una volta, tra le tante vacanze fate nella simpatica Österreich, finii sul laghetto di Velden, se non erro, e sul lido campeggiava un enorme poster con la sua faccia, il titolo (FALCO, che domande del menga!) e sotto il peggio: DER MUSIKAL. Grrrrr! Un musical su Falco! Come gli Abba! Che onore! Che onere, anzi. Beh, questo disco è la summa della sua opera: "Hoch wie nie" il titolo, fantastico. Un doppio cd, addirittura, in cui la sua disco protodance in germanico prorompe dalle casse. In fondo fa tenerezza, va detto. Che colpa ne aveva lui, se vent'anni fa ci piaceva quella roba? I nostri figli ci accuseranno comodamente tra trent'anni di bearci con Pezzali e la Pausini, mica insulteranno i due qui sopra per i loro sottoprodotti pop che rispecchiano ciò che eravamo (ehm, siamo).
Ecco.
Se volete sentirvi superiori al passato, Falco fa per voi.
Österreich über alles.
Brrrrr!

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