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Ma il combat folk quando muore?

di iguanatopn (26/06/2007 - 12:24)

Scusate, ogni tanto mi tocca pure lavorare. Una veVa baVbaVie, ma puVtVoppo devo ovviaVe ai bisogni fisici. Se non lavoro, niente spesa. Se niente spesa, nun se magna. Se nun se magna, nun se scrive. Ergo: sopportate i tempi matusalemmici.

Il disco di questo post per quanto mi riguarda fa veramente cagare. Ma povero, più che lui nello specifico, l'intero movimento nel suo complesso.
Parliamo del combat folk. Quella cosa che è emersa soprattutto ai primi dei '90, in contemporanea all'esplosione dell'Irlanda musicale e di Mani Pulite. Praticamente un terreno comune su cui si confondono chitarre acustiche, violini e insulti al governo, alle guerre, alla ggente ricca che sono cattivi. Un esercito di Pogues qualunquisti, capitanati dai Modena City Ramblers e con Folkabbestia o Bandabardò a fare da carne da cannone per il mercato discografico. Più live, che dischi, in effetti, laddove la 'putènz dell'energia dellammusicafolk' si manifesta coinvolgente per l'esercito di quindicenni rapiti dal carisma (?) del Finaz o del Cisco di turno. Ecco, quella roba lì. Tutti col pugno chiuso a insultare i potenti mentre la batteria va in levare e la fisarmonica spinge. Mah. Mai capito.

Adesso arriva questa ennesima perla: "Sotto il cielo del tendone", dei Ratti della Sabina. Boh, che dire. Suonano approssimativi. I testi sono a tratti imbarazzanti (splendido l'esordio 'se mio nonno fosse ancora vivo si stupirebbe di questo mondo', vai con gli accendini - magari con bottiglia di lacca per fiammeggiare meglio), la voce fa accapponare la pelle. Elogio del quattroquarti in levare costante. E questi dal vivo catalizzano le folle? Sì, beh, immagino. Un pugno chiuso, un Che che sventola, un bell'eskimo del papà ed è fatta.

Non lo so. Si era esaurita la spinta innovativa (ehm) del movimento, finalmente. Cisco ha mollato i MCR per fare un disco solista dignitoso, rispetto a quello loffio e politicamente ovvio dei suoi ex colleghi. Mi sembra un chiaro messaggio. Nonostante questo spùntano ancora gruppi che insistono su quella linea, scimmiottando quello che è stato. La puzza di muffa sale alta nel cielo. Ma col pugno chiuso ben in vista e a forma di faccia del Che, che non si sa mai che renda ancora. L'avremo spremuto abbastanza o avanza qualcosa?

 

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I mostri sacri

di iguanatopn (27/04/2007 - 17:20)

 

Oggi spariamo a un mostro sacro.

Che poi a me Iggy Pop piace. È un tipo con cui chiunque passerebbe volentieri una serata a sparar cagate, dai, il dialogo con Tom Waits in Coffee and Cigarettes di Jim Jarmush è meraviglioso; dal vivo è sull'anzianotto, ma riesci ancora a saltare e urlare per due ore buone senza fare una piega, che se lo faccio io che ho metà dei suoi anni stramazzo al suolo dopo un quarto d'ora. Inoltre ci ha regalato il punk quando ancora non c'era, quindi come direbbe Ziliani nelle sue epiche pagelle: chapeaux!

Ma.
Più che con lui, che poi se lo chiamano l'Iguana non può che starmi simpatico, me la prendo con i suoi discografici.
Tutti i grandissimi hanno iniziato a suonare con qualcun'altro. Magari producendo roba orrenda. Di sicuro, più che magari. Ecco. Lui pure. Si chiamavano The Iguanas, e Iggy era il batterista (!!!). Ora, ho capito che Iggy poi è diventato quello che è. Ma se le loro registrazioni erano l'antimusica, dico io, PERCHE' LE PUBBLICHI! Che colpa ne ho io (e in fondo lui), se hanno inciso delle merde sovrannaturali? Jumpin with ne è l'esempio totale, e un po' di gonzi ci sono caduti acquistando il disco e immaginando già che la voce di Iggy usciva rancida dalle casse.
Non è che il mondo è sovrappopolato di collezionisti sordi che comprerebbero anche un disco di scurreggi di Iggy solo perché in copertina c'è scritto il suo nome. Eppure così pare.
Pigliamo lui, o quello che ne era di lui a metà anni '60, per stigmatizzare un paradigma classico: raschiamo il fondo del barile su cui è inchiodata una placca d'argento con inciso un nome altisonante. In fondo non vendo dischi di giovini emergenti, allora ripesco il laidume avanzato. Wow. Il Lidl della musica, proprio.

Verrebbe da fare come fece lui stesso, Iggy, quando durante un'intervista un giornalista gli chiese candido: 'Iggy, ma come mai visto quello che suoni non ti sei chiamato IGGY ROCK?'.
Caricò.
Gli sgraccò in faccia.
E se ne andò in silenzio.

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Mi sono sempre chiesto

di iguanatopn (26/04/2007 - 20:12)

 

Ma i blog: acheccazz' servono? A far leggere all'enorme altro quanto siamo bravi a scrivere? Eh bon, alleniamo la scrittura. Giusto perché già scrivo di lavoro allora continuiamo a farlo anche durante il cazzeggio spietato.
Che poi sarei a lavoro, ma chissenefrega, no?
Ok.
Mi occupo di musica.
Scrivo di musica. Non 'scrivo musica', 'scrivo DI musica', ben diverso. Valuto quella degli altri, perché della mia non gliene è mai sbattuto a nessuno. E quindi, opplà, dall'altra parte della barricata. Che poi c'è così tanta roba che fa schifo sui dischetti iridescenti! Ma tanta proprio eh! Non avete idea di cosa contenga uno scaffale di una redazione di una rivista di musica! Roba che se ne vergognerebbe un pittore sordo, di averla fatta! E invece.
Quasi quasi tengo un diario: facciamo così, vi segnalo i dischi più COMICAMENTE BRUTTI che passano da queste scrivanie. Le stroncature che non ho tempo/voglia/spazio di pubblicare sul giornale. Le metto qui, e mi diverto un po'. Magari vi scannerizzo pure la copertina. Così alleno la penna.

Il primo che mi è capitato per le mani è semplice un reperto da coroner: FALCO. Ve lo ricordate? Quell'idiota austriaco che, pace all'anima sua, si spetasciò con la moto all'apice della celebrità. Pezzoni, eh, tipo "Der Kommissar" o "Vienna calling". Dovete sapere che una volta, tra le tante vacanze fate nella simpatica Österreich, finii sul laghetto di Velden, se non erro, e sul lido campeggiava un enorme poster con la sua faccia, il titolo (FALCO, che domande del menga!) e sotto il peggio: DER MUSIKAL. Grrrrr! Un musical su Falco! Come gli Abba! Che onore! Che onere, anzi. Beh, questo disco è la summa della sua opera: "Hoch wie nie" il titolo, fantastico. Un doppio cd, addirittura, in cui la sua disco protodance in germanico prorompe dalle casse. In fondo fa tenerezza, va detto. Che colpa ne aveva lui, se vent'anni fa ci piaceva quella roba? I nostri figli ci accuseranno comodamente tra trent'anni di bearci con Pezzali e la Pausini, mica insulteranno i due qui sopra per i loro sottoprodotti pop che rispecchiano ciò che eravamo (ehm, siamo).
Ecco.
Se volete sentirvi superiori al passato, Falco fa per voi.
Österreich über alles.
Brrrrr!

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